La maggior parte dei boschi di latifoglie presenti nel territorio, costituiti dagli orno-ostrieti, dagli ostrio-querceti e dalle faggete, sono boschi cedui. Si tratta di formazioni arboree sottoposte periodicamente al taglio, in grado di rigenerarsi con lo sviluppo di numerosi fusti, detti polloni, dalle ceppaie rimaste vitali nel terreno.

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Il bosco ceduo (dal latino caeduus = adatto al taglio) rappresenta un tipo di gestione e sfruttamento del bosco molto diffuso in passato e tradizionalmente utilizzato per le latifoglie, in quanto solo queste sono dotate di gemme capaci di svilupparsi dopo il taglio e formare numerosi polloni.

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Per il bosco ceduo devono essere definiti:
Turno: è il periodo che intercorre tra due successivi tagli del bosco sulla stessa superficie. Varia in funzione delle specie arboree presenti e dei prodotti legnosi che si vogliono ottenere.
I turni più comuni vanno da 9 a 20 anni.
Tipo di trattamento: è il tipo di taglio che si applica al bosco.
Nel ceduo matricinato, il più diffuso, il taglio risparmia un numero che va da 60 a 120 piante (matricine o riserve) ad ettaro di superficie, destinate alla produzione di seme che favorisca lo sviluppo di nuove piante che, col tempo, sostituiranno le ceppaie vecchie e poco vitali.
Il bosco ceduo, consentendo il taglio a intervalli di tempo piuttosto brevi (9-20 anni), fornisce generalmente prodotti legnosi di limitate dimensioni, utilizzati come legna da ardere e paleria.

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