Olea Europea L.

E’ un albero sempreverde di modeste dimensioni, molto longevo. Il fusto è irregolare, contorto e spesso cariato a maturità. Le foglie sono persistenti, coriacee, biancastre sotto. I fiori sono raccolti in grappoli eretti. I frutti sono ovoidali, carnosi, con nocciolo duro. E’ un elemento tipico della vegetazione mediterranea; la coltivazione ne ha molto favorito la diffusione.

La coltura dell’Olivo era già presente nel Mediterraneo nel 1800 a.C.. L’olio di Oliva è uno degli oli vegetali più ricchi di nutrienti e digeribili. Il legno dell’Olivo è giallo-ocra con venature più scure, omogeneo, compatto e pesante.
E’ adatto per opere di tornitura e scultura; è anche un ottimo combustibile. Le foglie sono utilizzate contro emorragie, infiammazioni, ulcere, ascessi, e piaghe. L’infuso di foglie ha azione vaso-dilatatrice e giova contro l’ipertensione.

VERSIONE PDF

oliveto1

Simbologia nel sacro

L’olivo e l’olio assumono la loro sacralità da origini antiche ebreo-cristiane, radicate nella Bibbia.
Il ramo d’olivo, dopo il Diluvio Universale ,diviene simbolo di pace.
Nell’Antico Testamento i Profeti hanno “unto” i Re d’Israele, trasmettendo un’investitura divina.
Il Cristo, il Messia è presentato come l’Unto del Signore.
Il Cristianesimo ha fatto sue queste simbologie, i monasteri dai secoli VIII e IX, hanno sviluppato la coltivazione dell’olivo.
L’olio ricavato è stato destinato per i riti sacri, e impiegato nelle chiese come fonte energetica, idonea ad alimentare lumi vicino ai tabernacoli.

La Chiesa, per alcuni Sacramenti si serve di una mistura di olio di oliva e balsamo, benedetta la vigilia di Pasqua. Questa unzione dona un valore simbolico all’olio che si usa per Battesimo, Cresima, Ordinazione sacerdotale e Olio degli Infermi.
Per le Rogazioni (una processione svolta nelle campagne per benedirle) o la benedizione delle case, si donavano al sacerdote piccole quantità di olio, per alimentare la “lampada perpetua” davanti al Tabernacolo.
Una tradizione cristiana vedeva i rami di olivo, benedetti nella festa delle Palme, posti nelle case o bruciati a protezione dalle avversità.
Oggi l’olio, assume “una sacralità laica” che lo vede elemento a protezione della salute dell’uomo.

VERSIONE PDF

OLIVO

I lavori tradizionali nell’oliveto

Sulla riviera del Lago di Garda la coltivazione dell’Olivo, favorita dal clima mite di tipo mediterraneo, risale probabilmente ai tempi più antichi e per alcune zone è sicuramente documentata, prima dei Romani, nel periodo degli Etruschi (IX-VII secolo A.C.). Nel corso dei secoli la diffusione degli oliveti, con la realizzazione di estese aree terrazzate sostenute da muri a secco, ha sostituito l’originaria formazione vegetale termofila dominata dal Leccio, determinando l’attuale impronta del paesaggio benacense.

In un documento della prima metà del ‘700, un anonimo fattore riporta l’elenco dei lavori negli oliveti gardesani, molti dei quali vengono tuttora praticati con modalità sostanzialmente simili, tramandate di generazione in generazione attraverso i secoli.

raccolta

Nel periodo primaverile ogni anno, una volta controllati e sistemati i muri a secco, si scalzava il terreno intorno agli olivi per circa due metri (cinque piedi), arieggiando le radici. Ogni tre anni, secondo una consuetudine gardesana tuttora in uso, si effettuava la concimazione con letame e la potatura della chioma. Assieme alla potatura si procedeva alla slupatura, operazione detta “cavàr el mars” (togliere il marcio), eseguita con una apposita sgorbia, un’ascia a forma di coppo detta cavamàrs, asportando dal tronco le parti colpite dal marciume e dalla carie del legno.

Per tutta l’estate fino all’autunno inoltrato, l’oliveto non richiedeva ulteriori lavori. Verso metà novembre aveva inizio la raccolta delle olive effettuata a mano, che poteva, talvolta, durare fino al marzo successivo. Utilizzando la caratteristica scala detta scalìi, con pioli disposti a lisca di pesce chiamati caùce, si saliva sugli alberi per raggiungere i frutti. Facendo scorrere la mano dalla base dei rami verso le fronde, si staccavano le olive lasciandole cadere in teli stesi sotto le piante o riponendole in una particolare sacca di cuoio legata alla vita, detta gremàl.

VERSIONE PDF

I lavori tradizionali nell’oliveto

Sulla riviera gardesana, come attestano molti documenti, la tradizionale raccolta delle olive eseguita a mano, evitando di percuotere i rami con bastoni e pertiche per non romperli o danneggiarli, è stata praticata nel corso dei secoli senza subire sostanziali modifiche.

Nelle zone terrazzate dell’alto lago, dove gli Olivi venivano piantati molto fitti e lasciati crescere in altezza, i raccoglitori, detti goiòor si servivano di una caratteristica scala detta scalìi o scariòo, costituita da un palo di abete leggermente squadrato, lungo anche 11-12 metri, dotato di pioli trasversali detti caùce, in legno di Olivo o di Corniolo, lontani l’uno dall’altro 35-40 centimetri e infilati nel palo da parte a parte come una lisca di pesce. La scala, utilizzata frequentemente ancora oggi, era solitamente inserita su un piede appuntito di ferro detto pè de scalìi (piede dello scalino).

Salendo sulla scala, piantata saldamente nel terreno e appoggiata a robuste biforcazioni, si faceva scorrere la mano dalla base dei rami verso le fronde, staccando le olive. Queste cadevano in teli stesi sotto le piante o, più frequentemente, venivano fatte cadere in una particolare sacca di cuoio legata alla vita, detta gremàl, munita di intelaiatura di legno per tenere allargata l’imboccatura; una volta riempita la sacca si scendeva dalla scala e si deponevano le olive in sacchi di tela.

VERSIONE PDF_raccolta olive

oliveto-garda

strumenti-oliveto

Potrebbe interessarti