Sul Monte Baldo, il Carpino nero, in associazione con la Roverella e l’Orniello, forma una boscaglia più o meno fitta, che occupa la fascia che va dai 150-200 m.s.l.m. fino ai 1.000 metri di quota.
Alle quote più basse troviamo i boschi termofili con prevalenza di Roverella rispetto al Carpino; essi popolano soprattutto le aree rupestri a forte inclinazione, i pendii soleggiati ed asciutti, arrivando anche a quote più elevate nelle esposizioni a Sud delle valli più esposte. L’Orno-ostrieto vero e proprio si trova invece in condizioni di suolo non eccessivamente arido, come sui versanti a Nord, più freschi ed ombrosi.

roverella

La Roverella | Quercus pubescens

La Roverella è una quercia a foglie caduche della famiglia delle Fagacee; il nome specifico deriva dal latino “pubescens” per la diffusa pelosità nella pagina inferiore della foglia.

E’ un albero a chioma espansa che può raggiungere i 25 metri. Le foglie sono alterne, con 4-7 paia di lobi interi. La pagina inferiore della foglia possiede una fitta peluria. Le ghiande sono allungate, con cupola pubescente. E’ una specie termofila, che predilige i terreni calcarei, semi-aridi. E’ diffusa nell’Europa meridionale dai Pirenei al Caucaso. In Italia forma boschi puri o misti dalle Alpi alla Sicilia.

Sul Monte Baldo la Roverella è diffusa dai 400 ai 1000 metri di quota, spesso associata a Orniello (Fraxinus ornus) e a Carpino nero (Ostrya carpinifolia). Queste formazioni sono state per secoli governate a ceduo con turni variabili dai 15 ai 20 anni, a seconda della fertilità delle stazioni. Oggi questi boschi sono in gran parte abbandonati.

Utilizzo

Il legno è più duro, compatto  e nodoso di quelle delle altre querce. Usato un tempo per traversine ferroviarie, oggi dà solo ottima legna da ardere. La ghianda è stata molto usata in passato per l’alimentazione dei suini. Durante le guerre e le carestie furono utilizzate anche come cibo per le popolazioni. Portatrice di micorrize, la Roverella è una delle specie più impiegate per la produzione di tartufi.

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galle

Le galle della quercia

Le strane escrescenze variamente colorate che osserviamo sulle querce non sono frutti, ma neoformazioni chiamate “galle” create da piccoli insetti parassiti della famiglia dei Cinipedi.
Sono lunghi solo pochi millimetri, strettamente apparentati con vespe ed api, con un ciclo biologico, quanto mai affascinante, che vede il continuo alternarsi di due generazioni diverse sulla stessa pianta ospite.
Numerose sono le specie di questi imenotteri che prediligono la quercia e ciascuna di esse determina la formazione di galle caratteristiche. Si possono così vedere galle di forma sferica, ora rosse simili a piccole ciliegie, ora striate o a forma di lente o di ciambella sulla pagina inferiore delle foglie, durissime galle legnose, tondeggianti oppure a forma di mela sui ramoscelli, altre ancora simili a piccoli carciofi che si originano dal nuovo germoglio.

Le galle integrano perfettamente le diete di alcuni micromammiferi e una volta abbandonate dalle larve vengono sfruttate da una infinità di piccoli ospiti (quali ragni, coleotteri, formiche) che le utilizzano sia come rifugio occasionale sia come eccezionale protezione per trascorrervi il lungo letargo invernale.

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